Tre giorni nell’Abruzzo interno, con una base sola a L’Aquila. Il primo giorno nella Marsica, tra rovine romane, un castello e un borgo dipinto. Il secondo in città e sotto terra, nelle Grotte di Stiffe. Il terzo in alto, a Campo Imperatore, fino al castello di Rocca Calascio.
Prima di partire
Quando venire. Da giugno a ottobre. A maggio sul sentiero del Rifugio Duca degli Abruzzi può esserci ancora neve. D’inverno la strada per Campo Imperatore di solito è chiusa, da novembre: si sale solo con la funivia da Fonte Cerreto.
Cosa portare. Scarpe da trekking per il terzo giorno, una giacca anche d’estate: a 2400 metri il vento e le nuvole arrivano in fretta. Una felpa per le Grotte di Stiffe, dove ci sono 10 gradi tutto l’anno.
Come muoversi. Serve la macchina: le tappe sono sparse tra la Marsica e il Gran Sasso, e i mezzi pubblici non le collegano tra loro.
Giorno 1 – Marsica: Alba Fucens, Celano e Aielli
Una città romana a cielo aperto, ai piedi del Monte Velino. Alba Fucens nacque nel 303 a.C. come colonia latina, a nord del lago del Fucino, oggi prosciugato. Si cammina tra le mura in blocchi di pietra, le strade e le case riportate alla luce. L’anfiteatro, dell’inizio del I secolo d.C., sta ai piedi del colle di San Pietro. L’area è aperta tutti i giorni dall’alba al tramonto e si entra gratis.
A pochi minuti c’è Massa d’Albe. Qui è stata inaugurata la “Big Bench per tutti”, la prima panchina gigante dell’Abruzzo pensata anche per chi è in sedia a rotelle. Fai due passi anche nel centro storico, prima di scendere verso Celano.

Il centro storico di Celano sta su un colle che guarda la piana del Fucino. In cima c’è il Castello Piccolomini. Dentro ci sono il Museo d’arte sacra della Marsica e la Collezione Torlonia, con i reperti trovati nel Fucino. Gli orari cambiano con le stagioni: controllali sul sito del museo prima di andare.

Dieci minuti di strada e sei ad Aielli. Dal 2017 il paese ospita Borgo Universo, un festival che unisce street art e astronomia: ogni estate, tra luglio e agosto, arrivano artisti da tutto il mondo. Oggi sui muri ci sono una quarantina di murales, da girare a piedi.

La giornata finisce in cima al paese, alla Torre delle Stelle. È una torre del Trecento che dal 2002 ospita un osservatorio astronomico e un piccolo museo del cielo. Il legame con le stelle viene da lontano: ad Aielli nacque nel 1856 Filippo Angelitti, astronomo che diresse l’osservatorio di Palermo. Le visite e le serate di osservazione si prenotano: date e contatti sono sul sito della torre.

Giorno 2 – L’Aquila e le Grotte di Stiffe
La mattina si gira L’Aquila a piedi. Si comincia da Collemaggio, appena fuori dal centro storico.
La facciata a scacchi di pietra bianca e rosa è il simbolo della città. Qui, il 29 agosto 1294, l’eremita Pietro da Morrone fu incoronato papa con il nome di Celestino V. Poco dopo concesse la Perdonanza: il perdono per chi entrava nella basilica tra il 28 e il 29 agosto. Si celebra ancora ogni anno, ed è patrimonio immateriale dell’UNESCO dal 2019. I resti di Celestino V sono nella basilica.

Dalla basilica si sale verso il centro storico, fino a Piazza Duomo.
Poi si scende verso la parte bassa della città, nel rione della Rivera, fino alla Fontana delle 99 Cannelle. La costruì Tancredi da Pentima nel 1272. Le cannelle sono 93 mascheroni in pietra, tutti diversi, più sei cannelle singole: 99, come i castelli che secondo la tradizione fondarono L’Aquila. Il rivestimento a scacchi bianchi e rosa è del Quattrocento. Fino all’inizio del Novecento qui si lavavano i panni.

Nel pomeriggio si va a Stiffe, frazione di San Demetrio ne’ Vestini, a sud-est dell’Aquila. Dentro la montagna scorre un fiume sotterraneo, con laghetti, rapide e cascate alte fino a 20 metri: quanta acqua c’è dipende dalla stagione. La visita è sempre guidata e dura un’ora. Ci sono 10 gradi tutto l’anno: porta una felpa e scarpe con la suola che non scivola. Arriva 20 minuti prima dell’orario. Il biglietto conviene comprarlo online. Gli animali non possono entrare, e la visita è sconsigliata a chi ha seri problemi di cuore o di respiro.

Giorno 3 – Campo Imperatore e Rocca Calascio
Campo Imperatore va vista anche solo dalla macchina: un altopiano enorme, sotto la parete del Gran Sasso. Sali fino al piazzale dell’Hotel Campo Imperatore, a 2130 metri: è lo spazio più grande per parcheggiare. D’inverno la strada è chiusa e si arriva solo con la funivia da Fonte Cerreto.
Dal piazzale parte il sentiero per il Rifugio Duca degli Abruzzi. Segui il largo sentiero di ghiaia che costeggia l’Osservatorio Astronomico, superalo e sali a zig-zag fino a un bivio. Tieni la sinistra: con ampie svolte arrivi sulla cresta del Monte Portella, a 2388 metri. Sono circa 260 metri di salita, 40–50 minuti a passo tranquillo, su un sentiero facile e segnato bianco e rosso. Il rifugio è del 1908 ed è dedicato a Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, duca degli Abruzzi, esploratore e alpinista. Da qui partono altri sentieri verso le cime: sono sul sito del Parco.


Riscendi e attraversa l’altopiano verso est. Il Lago Pietranzoni è un piccolo lago in mezzo ai prati, con la vista sul Corno Grande, la cima più alta degli Appennini.

Più avanti, verso Castel del Monte, c’è il Canyon della Valianara, detto dello Scoppaturo: una gola scavata dall’acqua, a circa 1500 metri. Si lascia la macchina in una piazzola lungo la strada statale 17 bis e si entra nel canyon a piedi, su un sentiero segnato bianco e rosso, senza difficoltà tecniche. Si torna per la stessa strada. Qui furono girate alcune scene di “Continuavano a chiamarlo Trinità”, con Bud Spencer e Terence Hill.
Se la mattina si è allungata, scegli tra il lago e il canyon: il pomeriggio è pieno.
Rocca Calascio sta a 1460 metri: è una delle fortificazioni più alte d’Italia. Nacque tra l’XI e il XII secolo come punto di controllo sulle valli. La parte più antica è il mastio al centro; le torri rotonde agli angoli le fece aggiungere Antonio Piccolomini nel 1480. Poco sotto, sul sentiero che scende verso Santo Stefano, c’è la chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà, della fine del Cinquecento. Il castello è stato il set di “Ladyhawke”.
Ultima tappa a Santo Stefano di Sessanio, borgo fortificato di pietra calcarea, con vicoli stretti e piccole piazze. Il simbolo è la Torre Medicea: ricorda i secoli in cui queste terre appartennero ai Medici di Firenze. Un buon posto per chiudere il viaggio, prima di rientrare all’Aquila.

